domenica 19 settembre 2010

A tight connection to my brain: l'attrazione testale ed altri fenomeni psico-fisici.

Nel 1985, tra una track e l'altra dell' "Empire Burlesque", Bob Dylan sgracchiava, con la sua voce da puntina spuntata da giradischi, un simpatico ritornello che suonava più o meno così:
"You've got a tight connection to my heart" ripetuto per sei, sette, dieci, venti volte con tanto di coriste in controcanto (vi facciamo la grazia di allegarvi a fine post il link del video, in concorso da anni per il titolo dell'MtvTrashestVideoEver. Ma ora che si sta in gara anche per il Nobel della pace, viene da sè che due riconoscimenti insieme di così alto livello alla stessa persona non possono essere tributati, per tutte quella serie di leggi anti-trust che governano le sorti del mondo e permettono un'equa divisione delle cariche).
Pur essendo una dylanista convinta, una di quelle fanatiche frequentatrici delle ballate alla Woody Guthrie, non credo che Bob Dylan abbia mai avuto intenzioni messianiche nè poteri profetici. Credo sia stato un buon cantastorie, un gran scrittore, magari un pò sfasato rispetto alle coordinate spazio-temporali in cui tutto il resto del mondo si trovava a vivere e crepare, ma resta il fatto che ha scritto della bella roba.
E che non mi verrebbe mai in mente di dire che i Beatles valessero più di Dylan.
Sono molto d'accordo con questa mia idea, devo dire.
Detto questo, il post di oggi non ha niente a che vedere con Bob Dylan.
Se non per il nostro punto di partenza, ovvero you've got a tight etc.
Se Dylan cantava al suo stuolo di donne amate, amanti, amande di una stretta connessione col suo cuore, noi decidiamo invece di cantare di una stretta connessione col nostro cervello.
La prima premessa è che sono giovane, che non ho avuto abbastanza esperienza per poter scrivere pressochè di alcunchè, meno che mai di amore e melensità affini. La seconda premessa è che sono profondamente convinta (e questa mia convinzione è diretta conseguenza della prima premessa, ma i giovani sono al mondo per cagare le balle, altrimenti non avrebbero alcuna utilità) che per portare avanti nel tempo un rapporto che non faccia venire il latte alle ginocchia dopo cinque mesi, sia necessaria una forte condivisione di interessi. Ovvero il soggetto A e il soggetto B devono poter sostenere un dialogo più o meno intelligente, cercando l'uno di inviare messaggi all'altro che vengano recepiti senza troppe spiegazioni aggiuntive; e tentando l'altro di interpretare senza troppi passaggi inferenziali il messaggio inviatogli tramite canali di comunicazione variabili.
A e B, pertanto, non devono arrivare a parlare esattamente la stessa lingua, ma cercare di usare le parole nello stesso modo, che è una cosa diversa.
Ciò detto, questa è la proiezione utopica di un sogno d'amore, che probabilmente è un concetto astratto che per sua natura esiste soltanto nella forma di proiezione utopica.
Quello che sto cercando di dirvi è che tra A e B ci dovrebbe essere una stretta connessione cerebrale. Ed uso la parola nella sua accezione positiva e, a dire il vero, letterale. Cerebrale non nel senso di artificiale, deciso a tavolino, barocco. Cerebrale nel senso di connesso con i meccanismi neuronici e sinaptici. A e B dunque dovrebbero essere legati per la testa come le gemelle siamesi della copertina di "Siamese Dreams" degli Smashing Pumpkins, per dire. Essere legati per la testa, avere un filo conduttore che dalla tua aerea di Broca e di Wernicke è in collegamento diretto con l'area dell'altro, facilita i meccanismi di comprensione, codificazione e interpretazione dei propri messaggi verbali, non verbali o del non-detto. Entra in funzione una sorta di sistema di vasi comunicanti per cui, di tanto in tanto, oltre allo scambio di liquidi corporei organici, tra i soggetti A e B riesce ad aver luogo anche uno scambio di materia grigia, che non è detto debba essere una sperimentazione con esiti sempre positivi, ma tanto vale provare.
Perchè io, almeno per ora, vengo costantemente rosa da un bisogno inestinguibile di condivisione degli affari miei con il mio simile (o dissimile, sempre a vostro piacere). Pertanto, si scatena quello strano meccanismo per cui, dall'attrazione che d'ora in poi definiremo con lo scientifico nome di testale, si innesca anche un corrispondente desiderio fisico verso il mio soggetto B, per ora viandante nomade tra le strade del mondo.
Per metterla in termini matematici, l'attrazione fisica è implicata dall'attrazione testale. Ma non sempre vale il principio per cui l'attrazione testale implica necessariamente l'attrazione fisica. E questo è chiaro.
Tuttavia questa stretta connessione col cervello delle altre persone, quando mi capita di sperimentarla, mi rilascia in corpo quantità spropositate di endorfine e una dirompente voglia di uscire dal mio mutismo per battere nuove strade di comunicazione.
C'è bisogno, come scrive il mio amico lorenzo, di un'erezione cerebrale, ecco.
Mettere in allerta tutti i rilevatori sinaptici e captare ogni minimo movimento pronti nella direzione dell'orgasmo neurale, come il sopracitato amico lorenzo aggiunge.
E con questo concludo dicendo che probabilmente aveva ragione Dylan, che il cervello c'entra poco in queste storie e soprattutto che heart suonava meglio di brain. E la musicalità in certi casi è tutto.
Perchè Dylan, a volte, era un profeta.
E sapeva come le parole possono essere arrapanti.
Così come immaginare può essere molto più eccitante di vedere.

Ed ora TheTrashestVideoEver solo per voi:

Tight connection to my heart u.u

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