lunedì 13 settembre 2010

(cosa leggere per evitare encefaliti fabiovoliste). parte uno.

"Non so perchè", le dice arrivandole di fianco, "però quando piove io sono sempre preoccupato".

"Di che?", Marianna gli guarda le mani.
"Beh, ogni volta per cose diverse", fa lui. Sorride. "Ma in genere diciamo che penso alla dipartita finale, cioè alla morte, ecco, il decesso mi preoccupa sempre. Ma non capire male, in verità provo un gran sollievo se penso che sarò divorato dai vermi eccetera. Piuttosto quello che mi preoccupa è verificare le condizioni dell'attesa. Guardarmi intorno in previsione, capisci? Allora mi preoccupo per, che ne so, le condizioni del Paese, dell'Occidente tutto, cazzo, è una cosa che mi sfinisce. Sono preoccupato per il pianeta, anche. Ecologicamente preoccupato. Ho proprio paura. Delle bombe sui treni, dello scioglimento dei ghiacciai, dei cibi transgenici. Del cancro. Di tutte le malattie. Di cadere nelle trappole. Di cosa mettono nei miei biscotti. E dell'inflazione. Ho paura dei soldi e della povertà. Della ricchezza e di restare solo. O magari di esserlo sempre stato. Ho paura di dormire, certe volte. Oppure di essere sgozzato in un vicolo per pochi euro. C'è stato un periodo in cui credevo di essere innamorato di una ragazza che mi trattava male. Ero distrutto da questo. Lei dormiva con me ma non voleva toccarmi, passavo la notte ad accarezzarla e lei se ne stava girata con la faccia dall'altra parte del cuscino, immobile. Mi facevano male i testicoli. Potevo diventare pazzo. Quella ragazza si mise a scopare con un mio amico, alla fine. Si strusciavano davanti a me e io ero certo che fosse un problema di soldi. La cosa assurda è che forse era proprio così. Perchè lui era ricco di famiglia. Ogni volta che ripenso a certe cose, ogni volta che mi guardo intorno con un certo distacco, vedo robe impossibili ma vere. Sono sbalordito dall'accanimento terapeutico, per dire. Mi inorridiscono gli ottimisti. Disprezzo le persone di successo ma soprattutto chi le ammira. Mi terrorizza il papa, sono anzi sgomentato dal pontefice. Voglio dire da tutti i leader. Delle certezze che ondeggiano sotto le loro finestre. E poi c'è la faccenda della vecchiaia e con la vecchiaia torniamo al punto di partenza, vale a dire la morte".

Antonio Paolacci è nato nel 1974. Ha vissuto a Torre Orsaia (SA) fino alla fine del liceo, poi si è trasferito a Bologna, dove vive tutt'ora. Si è laureato in Discipline dello Spettacolo. Ha tenuto lezioni all'università e scritto articoli sul cinema. È stato lettore in casa editrice e ha collaborato con alcune agenzie letterarie. Dal 2008 coordina le giurie del premio "Lama e trama" e ha avviato un proprio studio editoriale. Un suo racconto è apparso nell'antologia Amore e altre passioni (Zona, 2005). Flemma è il suo primo romanzo.

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