domenica 30 maggio 2010

[Bocca contro tempia.]


Mi puntavi addosso la tua bocca storta, quelle labbra arrabbiate che si facevano la guerra, sempre a strapparsi la carne dal nervoso.
A volte mi sembrava che volessero masticarmi gli occhi, sgranocchiarli piano, con gusto, tra brividi squisiti. Trangugiavi tutti i miei incubi, non perché volessi salvarmi. Non ne hai mai avuto intenzione.
Volevi solo avere qualcosa da sognare. Una storia da raccontare, a modo tuo, come un disco rotto che gracchiava. Ti sentirei ridere in una piazza affollata, sai. Saprei riconoscere tutte le tue incertezze, tante quante le lame che mi hai tirato contro. Mi tremerebbero le unghie a riascoltare quel ronzio tutto singhiozzi e nero liquido che certe volte ti chiudeva la gola.
Ho contato tutte le tue lacrime, una ad una.
Ti ho fatto ammalare e tu mi hai lasciato in una gabbia di silenzio.
Ti ho visto perderti, ti ho preso per le spalle e ti ho scosso fin nelle ossa.
Ti ho fatto strada e tu l'hai fatta a me.
Mi hai dato, per quanto hai potuto, l'equilibrio di cui avevo bisogno per rimanere sul filo del rasoio.
Ti ho dato, per quanto ho potuto, la mia irrequietezza da puledra impazzita.
Ti ho imboccata con le pillole di tutte le mie giornate tra parentesi.
Mi hai servita su vassoi d'argento la paura del buio di tutte le tue notti.
Le tue lacrime io non le ho asciugate, no.
Ho sempre pensato che ci fossero dei limiti che non potevo superare.
I confini invisibili che separavano la mia vita dalla tua.
I nostri corpo a corpo in cui finivamo sempre entrambe al tappeto.
Eravamo un riflesso troppo asimmetrico per continuare ad incontrarci su questa terra.
Non avrei mai voluto che andasse a finire così.
Ce ne era fin troppo di silenzio nella mia vita.
Non volevo chiudere la bocca anche con te.
Ho capito di non essere mai stata tanto vicina a nessuno da abbracciare ogni sua tristezza.
Ti ho chiamato sorella, ti ho lasciato vivere nelle mie stanze, sono entrata nelle tue. Ti ho detto parole di rabbia, rancore, invidia. Ti ho dato conforto, affetto, sostegno.
Sempre da lontano. Perchè così sono, lontana. Inafferrabile anche per me.
Non avrei mai potuto essere tua come tu desideravi.
Semplicemente perchè non riesco ad appartenere neanche a me stessa.
E tu mi volevi tutta, fin nelle ossa. Volevi rubarmi la voce a forza di tracheotomie, volevi che ti parlassi per rapinarmi di tutte le parole che non avrei mai saputo dirti, che non avresti mai saputo leggere.
Ero alla deriva da tutti i tuoi punti fermi.
Il primo pezzo di roccia che si stacca dalla pangea.
Ero sola, completamente sola, di una solitudine che io sola conoscevo e mai avrei saputo spiegartela.
Ora sono naufragata in una primavera fredda.
La mia voglia di scappare è sempre la stessa, continuo a credere che sia l'unica soluzione per me.
Ma questa mattina mi sono svegliata con la tua bocca puntata contro la tempia.
Mi lascio sbranare.
E' così che deve andare.

Nessun commento:

Posta un commento