giovedì 5 maggio 2011

Dentro la gola.

Per me era atroce l'idea che là dove si trova il mulino dei Fochler vivessero delle persone. E che persone! Gli uccelli morti emanavano tutti uno strano odore di putrefazione, dissi. Ci sono delle persone, come il mugnaio e i suoi familiari, che sono costrette a passare la loro vita in una solitudine orrenda come quella che regna dentro la gola, non hanno altra scelta, sono legate alla loro casa, a una misera fonte di guadagno, a un fiume come quello di cui stavamo risalendo il corso fino alla sorgente; altre, invece, come l'industriale, si relegavano volontariamente, con perfetta coscienza di causa, in una segregazione come quella di Hauenstein.  Ma non appena ebbi pronunciato la parola "volontariamente", pensai che non esiste nulla che la gente faccia volontariamente, che il libero arbitrio dell'uomo è un non senso, e dissi a mio padre: "Com'è ovvio neppure l'industriale è andato a Hauenstein volontariamente", e d'un tratto il mondo mi sembrò davvero sinistro; mai mi era parso sinistro come ora che ci stavamo addentrando sempre più in quella gola.

[T. Bernhard, Perturbamento, Adelphi, 1981]

Di primavere arabe a metà.

Un articolo di Zouhir Louassini su El Pais.
Perché uno stato democratico non può avere una religione di stato: la stretta relazione tra la rivolta e l'esigenza di laicismo nel quadro socio-politico arabo.


La rivoluzione inconclusa.

Tutto bene?

Dal teatro esce un ragazzo coi jeans, una felpa grigia, si mette a fumare. Probabilmente lavora qui come obiettore. Dalla galleria nazionale esce una ragazza con un cartellino appeso al maglione. Probabilmente lavora alla galleria nazionale. Lui la saluta, con la mano, fin da lontano. Quando arriva le chiede Tutto bene? Mi allontano dicendo, a fior di labbra, Che domanda del cazzo. Ma perché fate queste domande? Ma chi sarà stato, il primo a inventarla, questa domanda? Schiaccio la sigaretta per terra, alzo gli occhi.
Ma perché sono fatto così, mi domando.

[P. Nori, Bassotuba non c'è, DeriveApprodi, 1999]

mercoledì 4 maggio 2011

Attimi.

C'erano attimi in cui mi sentivo in grado senza alcuno sforzo di penetrare con lo sguardo nella creazione, che altro non è se non un'immane estenuazione. "Attimi", dissi.
Ogni giorno mi rimettevo completamente per poi distruggermi da cima a fondo.

[T. Bernhard, Perturbamento, Adelphi, 1981]

Casi difficili.

Ma era legata a noi, a suo padre e a suo fratello, di un affetto di cui ancora non riusciva a capacitarsi.
Con me era tutto più facile, disse mio padre, con lei ogni cosa diventava difficile. Viviamo insieme da tanto tempo e non ci conosciamo.
Ciascuno di noi è completamente isolato in se stesso, anche se tra noi il legame è strettissimo.
La vita intera non è altro che un tentativo ininterrotto di ritrovarci.

[T. Bernhard, Perturbamento, Adelphi, 1981]

martedì 3 maggio 2011

Fiducia.

Allora io, generalmente, non lo so, se ho fiducia o no. Hai fiducia nel prossimo? Non lo so. Dipende. Hai fiducia nelle autorità? No. Hai fiducia nel futuro? Vedremo. Hai fiducia nell'Europa. No. Hai fiducia nel sindacato? No. Hai fiducia nel mercato? No. E allora in cosa hai fiducia? Ho fiducia nell'udito. Nell'udito? Sì. Che udito? Il mio.
In una voce ci sono già un sacco di cose. Nel suono di una voce, ci sono già tutte le cose che quella voce può dire. Non solo. Una voce, se è brutta, non può dire niente di bello. Una cosa bella detta da una voce brutta, mai successo. E viceversa. Ne ho sentita una, di queste voci, per radio. Lo sai come sono queste voci? Non lo sai. Sono piene di buoni sentimenti. Tanto buono, quello che legge. Buonissimo. Io, le persone buonissime, non ho fiducia. Anzi. Io, di persone buonissime, non ne conosco. Mai incontrato, uno buonissimo. Gente con la voce piena di buoni sentimenti, sì. Non mi piacciono.
Questo qui è uno scrittore che legge un libro che gli piace, e quel libro piace anche a me. Ma lo legge con una voce che fa schifo, quel libro.
Allora vado a letto prima, stanotte, a leggere i libri in silenzio. Poi spengo la luce, mi stendo, sai cosa penso? E questa solitudine?  penso. Questa solitudine di spaghetti, trasmissioni radiofoniche? Eh? Delle volte, mi dico.

[P. Nori, Bassotuba non c'è, DeriveApprodi, 1999]