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lunedì 9 maggio 2011

Cementificare.

Il principe disse che in ogni testa d'uomo è insita una catastrofe umana commisurata a quella testa. Non occorre aprire le teste degli uomini per rendersi conto che in esse non c'è altro che una catastrofe umana.
- Senza la sua peculiare catastrofe umana, l'uomo non può esistere assolutamente- disse il principe. L'uomo ama la sua sventura e se per un attimo ne è privo, fa di tutto per ritrovarcisi immerso. - Quando guardiamo in faccia gli uomini, vediamo che o si trovano immersi nella loro sventura o sono alla ricerca della loro sventura. Non c'è uomo senza umana sventura- disse. L'uomo, secondo il principe, si trova senza posa in una situazione estremamente pericolosa, solo che non si rende conto di trovarsi ininterrottamente e sempre contro la sua volontà in una situazione estremamente pericolosa. Proprio questo gli permette di esistere, ma, nello stesso tempo, fa di lui un ammalato. - Moribondi- disse il principe [...] - Quando cerchiamo una persona- disse il principe- è proprio come se, per cercarla, ci aggirassimo a lungo in un immenso obitorio-.

[T. Bernhard, Perturbamento, Adelphi, 1981]

sabato 7 maggio 2011

Impressione.

Il principe disse: "Ho l'impressione che sia normale che il mondo possa andare a pezzi da un momento all'altro. O forse è la natura che deve distruggere se stessa?" disse. " E' un processo che parte sempre dall'interno e si attua all'esterno. Se sono arrivato a questa osservazione, a questa idea, che pur ferisce ogni mio intimo sentire, se sono stato costretto ad arrivarci perché a quanto pare io come organismo sono predisposto soltanto a questo tipo di osservazioni e di idee, non è soltanto il sentimento a dirmi che il momento è giunto (dapprima è solo uno sgretolarsi, crepe, fenditure, uno squarciarsi e uno sgretolarsi!)...E' un momento che può durare secoli, naturalmente, secoli ormai alle mie spalle, secoli a venire, naturalmente. Millenni. Quello che mi sgomenta" disse il principe "non è tanto che i rumori nel mio cervello ci siano sempre stati, tutti, che questi rumori ci siano sempre, ci siano sempre stati, ci saranno sempre, mi sgomenta il fatto tremendo che nessuna delle persone con cui sono venuto in contatto , e io, mio caro dottore, sono venuto in contatto con tante di quelle persone, con tanti di quei caratteri che se a Lei capitasse di vederseli davanti tutti insieme, tutti insieme davanti a Lei, avrebbe senz'altro l'impressione della fine del mondo, io ho avuto a disposizione infatti un'enorme quantità di persone tra cui scegliere e ogni giorno in certe ore ho avuto rapporti con tutti i caratteri e con tutti i cervelli possibili e immaginabili , il fatto che mi sgomenta, dicevo, è che nessuno, neanche un solo cervello, si sia mai accorto né si accorga mai di questi rumori. Non mi sconvolge tanto il fatto che le cose stiano come stanno, ma che sia soltanto io, che sia soltanto il mio cervello a dover registrare quanto ciò sia spaventoso e letale! [...]
Questa situazione per me è letale, la situazione letale per me consiste nel fatto che io in questa situazione mi trovo solo, sono solo in questa situazione".

[T. Bernhard, Perturbamento, Adelphi, 1981]

giovedì 5 maggio 2011

Rumori.

Saurau, vivendo in mezzo ai suoi parenti, in loro compagnia, "una compagnia catastrofica", era assalito da questi rumori ("eruzioni all'interno della terra?" [mio padre]). Il frastuono di quei rumori lo soggiogava. Sentendo il proprio cervello ("un irrompere dell'acqua in zone disseccate da tempi remotissimi?" [Saurau]) come una membrana dolorosamente martoriata  per tutta l'umanità, in cui questi rumori ("trasformarsi di ciò che esiste in qualcos'altro, che esisterà in futuro? [Saurau]) erano sempre esistiti, lui questi rumori non soltanto li udiva, ma li vedeva e li sentiva dentro la sua testa. Il suo cervello era costretto a "sopportare" questi rumori ("crepe che si aprono, un ideale processo di disgregazione della natura!" [Saurau]). Quasi tutte le frasi nelle quali egli inietta di colpo, senza più alcun freno, il suo tormento, terminano con l'espressione "per tutta l'umanità".
Sentiva spesso l'immensa "storia sensoriale-geologica del mondo crollare su se stessa per rifondersi in sostanze totalmente nuove", per cui, secondo lui, si iniziava un processo in cui "tutto sarebbe stato annientato per essere poi definitivo".

[T. Bernhard, Perturbamento, Adelphi, 1981] 

Dentro la gola.

Per me era atroce l'idea che là dove si trova il mulino dei Fochler vivessero delle persone. E che persone! Gli uccelli morti emanavano tutti uno strano odore di putrefazione, dissi. Ci sono delle persone, come il mugnaio e i suoi familiari, che sono costrette a passare la loro vita in una solitudine orrenda come quella che regna dentro la gola, non hanno altra scelta, sono legate alla loro casa, a una misera fonte di guadagno, a un fiume come quello di cui stavamo risalendo il corso fino alla sorgente; altre, invece, come l'industriale, si relegavano volontariamente, con perfetta coscienza di causa, in una segregazione come quella di Hauenstein.  Ma non appena ebbi pronunciato la parola "volontariamente", pensai che non esiste nulla che la gente faccia volontariamente, che il libero arbitrio dell'uomo è un non senso, e dissi a mio padre: "Com'è ovvio neppure l'industriale è andato a Hauenstein volontariamente", e d'un tratto il mondo mi sembrò davvero sinistro; mai mi era parso sinistro come ora che ci stavamo addentrando sempre più in quella gola.

[T. Bernhard, Perturbamento, Adelphi, 1981]

mercoledì 4 maggio 2011

Attimi.

C'erano attimi in cui mi sentivo in grado senza alcuno sforzo di penetrare con lo sguardo nella creazione, che altro non è se non un'immane estenuazione. "Attimi", dissi.
Ogni giorno mi rimettevo completamente per poi distruggermi da cima a fondo.

[T. Bernhard, Perturbamento, Adelphi, 1981]

Casi difficili.

Ma era legata a noi, a suo padre e a suo fratello, di un affetto di cui ancora non riusciva a capacitarsi.
Con me era tutto più facile, disse mio padre, con lei ogni cosa diventava difficile. Viviamo insieme da tanto tempo e non ci conosciamo.
Ciascuno di noi è completamente isolato in se stesso, anche se tra noi il legame è strettissimo.
La vita intera non è altro che un tentativo ininterrotto di ritrovarci.

[T. Bernhard, Perturbamento, Adelphi, 1981]