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lunedì 18 aprile 2011

Fuga di primavera.

Quando ero bambino, avevo un barometro svizzero con una casetta di legno sopra.
La casetta aveva due porte.
Da una usciva un giovane in calzoni corti e cappello tirolese, e dall'altra mi pare una ragazza in dirndl. Rientravano insieme nella casetta se stava per piovere.
Al giorno d'oggi immagino che si potrebbe avere un barbone di legno intagliato che dorme sopra la grata della metropolitana per indicare tempo buono, e va sotto una galleria per indicare pioggia.

[H. Brodkey, Primo amore e altri affanni, Fandango 2011]

sabato 16 aprile 2011

Mi riesce difficile pensare.

Ci ferimmo senza risparmio, confessando che eravamo entrambi irreparabilmente disonesti, incapaci di una sincera relazione, pieni di difetti. Finalmente, dopo un lungo silenzio, ripresi a parlare e dissi che avremmo dovuto cercare di andare d'accordo, ma non mi riuscì di persuaderlo. Un po' biasimava violentemente se stesso, un po' insultava me.
Era sorprendente, però, quanto affetto ci fosse nell'aria e quanto ci sentissimo tristi tutti e due, come tutto sembrasse senza speranza.

[H. Brodkey, Primo amore e altri affanni, Fandango 2011]

venerdì 15 aprile 2011

Lo stato di grazia.

Esiste una particolare gradazione di mattoni rossi - un rosso cupo, quasi melodioso, profondo e venato di blu- che è la mia infanzia a St. Louis. Non è l'infanzia vera: ma quella finta, che si estende dal primo albeggiare della consapevolezza fino al giorno in cui si lascia la casa per entrare all'Università. Quella gradazione di mattoni rossi e fogliame verde è St. Louis in estate (l'inverno è soltanto un cielo grigio e un autobus affollato e impronte umide sul pavimento di linoleum della scuola), e quei mattoni e un cielo pallido sono la primavera. Sono anche la solitudine e lo strano, mortificato stupore del bambino la cui famiglia è stata colpita da una serie di sventure.
[...]
Nel mezzo di quella quiete e di quei mattoni rossi, c'era il mio quartiere, il luogo terribilmente familiare, dov'ero esule meno a disagio che in qualsiasi altro posto.
[...]
Il nostro appartamento era al terzo piano. Di solito, salivo per le scale posteriori, esterne all'edificio e sostenute da un'intelaiatura di acciaio. Le preferivo, una forma morbosa, come toccarsi un punto dolente per assicurarsi che ci sia ancora- perché erano ripide e brutte, con i bidoni della spazzatura sui pianerottoli e la biancheria stesa fuori ad asciugare.

[H. Brodkey, Lo stato di grazia, Primo amore e altri affanni, Fandango 2011]