sabato 27 agosto 2011

Il contesto.

Dentro il problema di una serie di crimini che per ufficio, per professione, si sentiva tenuto a risolvere, ad assicurarne l'autore alla legge se non alla giustizia, un altro ne era insorto, sommamente criminale nella specie, come crimine contemplato nei principi fondamentali dello Stato, ma da risolvere al di fuori del suo ufficio, contro il suo ufficio. In pratica, si trattava di difendere lo Stato contro coloro che lo rappresentevano, che lo detenevano. Lo Stato detenuto. E bisognava liberarlo. Ma era in detenzione anche lui: non poteva che tentare di aprire una crepa nel muro.


"Ma non tutti sono innocenti" disse Rogas. "Dico: quelli che capitano nell'ingranaggio."
"Per come va l'ingranaggio, potrebbero essere tutti innocenti."
"E allora si potrebbe anche dire: per come va l'innocenza, potremmo tutti cadere nell'ingranaggio."


"Detesto ogni tipo di scommessa. Non voglio correre il rischio di vincere. E ho un debole per le sconfitte, per gli sconfitti. Posso dirle che vado scoprendomi un certo amore alla rivoluzione: appunto perché è ormai sconfitta."


Irritato, Cusan pensò: sono i libertini che preparano le rivoluzioni, ma sono i puritani quelli che le fanno; e che loro, i due avvinghiati, tutta la generazione a cui appartenevano, mai ne avrebbero fatta una. Forse i loro figli: e sarebbero stati puritani.


E intorno al pensiero della fine, della morte che lo attendeva nel canyon, lentamente si rapprese un senso di quiete, forse anche il sonno. Come una trasparenza: oltre la quale i fatti, le persone, le cose ora si accampavano come in quarantena. Disinfettati. Asettici.


[L. Sciascia, Il contesto, Milano, Feltrinelli, 1999]

giovedì 30 giugno 2011

La luna

è il libro che mi portavo dentro da più tempo e che ho più goduto a scrivere. Tanto che credo che per un pezzo- forse per sempre- non farò più altro. Non conviene tentare troppo gli dei.

Neil Young Old Man live in '71

sabato 25 giugno 2011

Oggi è domenica, domani si muore.

E' da tempo che non mi chiedo più il senso delle parole, le quali non fanno altro che rendere il tutto ancora più incomprensibile. La vita in sé e per sé, l'esistenza in sé e per sé, sono tutti luoghi comuni. Ogni volta che andiamo indietro con la memoria, come io faccio ora, tutto a poco a poco si liquida da sé. Per tutta la vita stiamo insieme a persone che di noi non sanno assolutamente nulla, e che affermano tuttavia in continuazione di sapere tutto di noi, i nostri parenti più stretti e i nostri amici più intimi non sanno nulla perché noi stessi ne sappiamo poco. Per tutta la vita cerchiamo di scoprire. quello che siamo, ma arriviamo ogni volta al limite dei nostri mezzi intellettuali e allora rinunciamo. I nostri sforzi danno luogo sempre a un totale sfinimento e a una depressione fatale e sempre micidiale. Quello che noi stessi non abbiamo il coraggio di dirci, perché in effetti siamo incompetenti, gli altri osano invece osano rinfacciarcelo, ma costoro, o perché non vogliono o perché non possono,  non vedono proprio nulla, né di fuori né di dentro. Noi tutti siamo ininterrottamente esseri umani rigettati da altri esseri umani che ogni giorno devono trovare, raccattare e ricomporre i frammenti di se stessi. Anche noi, man mano che andiamo avanti negli anni,  pronunciamo giudizi che sono sempre più severi e siamo costretti a tollerare che gli altri pronuncino  a loro volta giudizi contro di noi due volte più severi dei nostri. L'incompetenza regna sovrana sotto ogni aspetto e,  con l'andar del tempo, è naturale che provochi l'indifferenza.  Dopo tanti anni di violabilità e vulnerabilità siamo ormai diventati quasi inviolabili e invulnerabili,  percepiamo le ferite che ci vengono inflitte, ma non siamo più ipersensibili come una volta. Assestiamo agli altri colpi più duri e sopportiamo da loro colpi più duri. La vita parla un linguaggio più conciso, distruttivo, il linguaggio che oggi parliamo anche noi, non siamo più così sentimentali da avere ancora delle speranze. L'assenza di ogni speranza ci ha chiarito cosa siano gli uomini, le cose, le situazioni, il passato, il futuro, e così via. Abbiamo raggiunto un'età nella quale noi stessi siamo la migliore dimostrazione di tutto ciò che ci è capitato durante la nostra vita.

[T. Bernhard, La cantina, Adelphi, 1984]

C.S.I. - Irata (Live)

Il sabato.

Il sabato mi faceva ogni volta uscire dal negozio e dal quartiere di Scherzhauserfeld per condurmi direttamente nella malinconia, già nel quartiere di Scherzhauserfeld quel silenzio interrotto soltanto dal rumore delle stoviglie lungo tutta la strada sembrava dire ogni volta: è sabato, nessuno sta lavorando, negli alloggi la gente è sdraiata sui divani o sui letti e non sa che cosa fare del proprio tempo.

[T. Bernhard, La cantina, Adelphi, 1984]